La Cina meridionale presenta diverse località fossilifere con vertebrati e invertebrati marini a partire dal Triassico inferiore (250-247 milioni di anni fa) fino all’inizio del Carnico (circa 235 milioni di anni fa). Queste località stanno permettendo ai paleontologi di seguire la grande diversificazione tra i vertebrati marini successiva alla massima crisi biologica alla fine del Paleozoico (252 milioni di anni fa) e hanno di fatto provato che, almeno per quanto riguarda i pesci, il raggiungimento della massima ricchezza avvenne alcuni milioni di anni prima di quanto pensassimo sulla base degli studi fatti in Europa, mettendo così in crisi i modelli paleobiogeografici che vedevano qui l’area sorgente delle nuove forme di vertebrati marini. Infatti, praticamente tutti i pesci del Triassico alpino e molti rettili marini non erano conosciuti ad Est di Israele. Ma ora, alla luce dei nuovi ritrovamenti cinesi, questa area sorgente si sposta da Ovest ad Est, all’estremo opposto dell’oceano della Tetide.

Accanto a diversi generi in comune (Mixosaurus, Lariosaurus, Macrocnemus, Tanystropheus, Paraplacodus, etc. tra i rettili, Placopleurus, Sangiorgioichthys, Colobodus, Perleidus, Marcopoloichthys, Saurichthys, Peripeltopleurus, Luopingichthys, etc. tra i pesci), si hanno infatti molti altri generi che sembrano essere esclusivi della Cina Meridionale. Tra l’altro in molti dei casi di taxa comuni, le specie cinesi rappresentano il record più antico. La rapida migrazione via mare si può spiegare con relativa facilità grazie alla presenza dei blocchi Cimmerici, grandi isole che allora stazionavano nei pressi dell’equatore e che poi, con la chiusura della Paleotetide e la collisione con la placca asiatica, diventeranno il Tibet, l’Iran e la Turchia.

La morfologia del territorio dei siti cinesi, il tipico Karst tropicale, rende l’affioramento del livello fossilifero molto diffuso e quindi facilita lo scavo. Attualmente solo la Peking University esegue scavi sistematici nel Triassico della Cina centro-meridionale, mentre altre istituzioni sono ancora limitate all’acquisizione di singoli esemplari, benché ‘belli’ e importanti. Il Prof. Andrea Tintori e l’Università di Milano hanno collaborato fin dal 2005 a queste ricerche nell’ambito di un gruppo internazionale che vede anche la partecipazione di paleontologi soprattutto americani.

E’ quindi evidente che lo studio delle faune a vertebrati marini del Triassico non ruota più solo attorno alle Alpi, anche se non si potrà mai fare a meno di continuare a farvi riferimento. Ma al di là della reale possibilità di acquisire nuovo materiale, sono proprio cambiati gli obbiettivi che ci si propone di raggiungere. Oggi si presta maggiore attenzione al significato ‘evolutivo’ delle differenti faune triassiche soprattutto in funzione della ripresa dopo la crisi Permo/Triassica, alla velocità di questa ripresa e al suo significato paleoecologico, cioè in relazione alla stabilizzazione degli ambienti terrestri e marini dopo la grande crisi. Per questo l’interesse dei paleontologi si è spostato prevalentemente verso Est.